Racconti

Avventura

A proposito dell’Avventura (2015)

Reduce da una piccola disavventura alpinistica, assistevo in rifugio all’affollato convegno: “Avventure e no-limits in Montagna”, con la disposizione d’animo di chi ha appena ritrovato quel calmo interesse per la propria passione. Seduto alla meglio sulla panca sotto i finestroni ad angolo della sala, attendevo si entrasse nel vivo della questione, non disdegnando di assecondare lo sguardo oltre le vetrate leggermente appannate.

Nel pubblico vicino individuai da una parte un gruppo di provetti alpinisti dai visi metodici e spontaneamente impassibili. Dall’altra, un gruppo giovanile seguiva vivacemente le esposizioni, con accenni e movenze che parevano trovare ordine nel sentirsi fisionomie nuove o innovative.

Rimasi imperturbabile finché, sentendo porre l’accento su alcune parole, reagii istintivamente svelando involontariamente una certa cognizione di causa. Ciò attirò l’attenzione dei vicini che formalizzarono le loro curiosità soffermandosi significativamente sul mio braccio tenuto nascosto.

Con indifferenza mi voltai, attratto dalla scena esterna alla finestra: nello spazio si era inserito un velo che avvolgeva le azioni delle persone mostrandomi prospettive diverse.

Due bambini appena fermi, attorno a un palo con bandiere, giocavano tra loro immersi nella sottile foschia, per nulla turbati che il cielo incolore potesse impedirne le argomentazioni: avevano quell’atteggiamento tipico e saldo di chi viaggia per mete raggiungibili dalla fantasia.

Gli altri, in movimento a piccoli gruppetti, procedevano senza alterare il carattere generale e appropriato del tono da montagna, camminando tra i suoi diversi contorni con l’aspetto intatto e razionale dell’immaginazione.

Pensai: «L’imprevedibilità è difficile da interpretare. Un limite può trasformarsi in lato buono oppure contrario, le volontà in slanci oppure in mancanze. L’Avventur…»

La conferenza terminò e l’applauso prese il sopravvento.

Un po’ tutti si alzarono e ci furono dei rapidi spostamenti di sguardi. Alcuni di questi s’intensificarono senza guardare gli altri. Sembravano lucidi e solitari spettatori coinvolti nelle contrapposizioni che la conferenza aveva suscitato in loro. Più di qualcuno, me compreso, ripercorse le situazioni in cui entrò nella nostra azione, come un incontro per via, il gioco astratto delle possibilità.

Forse, in quei frangenti, un insieme con “maggioranze invisibili” di fantasia e razionalità si fa velo di noi, rimestando esperienze, consapevolezze, disegni dello stato d’animo, riserve delle persuasioni, inconsapevolezze…

In montagna o altrove, nel sopraggiungere di qualcosa di estraneo o inaspettato, gli intenti si fermano e prevale un’istantanea immobilità, e i sensi che ci sostengono abitualmente si dispongono con la sostanza di rime non corrisposte, sospesi a guardare e non vedere, sentire e non udire, quello che sarà poi… suscitando un’irrimediabile invidia a proposito dell’Avventura, poiché una delle sue più grandi incognite è che Lei, contrariamente a noi, non si lascia condurre.

 

 

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